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Storie e cultura del Cilento - "Il Cilento Antico" di Angelo Raffaele Amato
Capitolo II
  Città piccole e grandi
Moio della Civitella -Palinuro - Molpa - Roccagloriosa -Scario - Pixute (Buxentus) - Sapri - Posidonia (Paestum) - Agropoli - Trezene - Vatolla - Erculam o Erculia - Leucosia (Licosa) - Petilia - S.Maria delle Valletelle

Capitolo III i Porti
 - Porto di Paestum - Porto di S.Marco di Castellabate  -  Porto del Fico (Pioppi)  -  Porto di Palinuro

 

Trezene

 

Verso la fine del V sec. a.C., i Trezeni greci, già cofondatori di Posidonia, fecero nascere nei pressi del monte Tresino il villaggio o la cittadella di Trezene.

Un residuo di questa, potrebbe essere rappresentato da un’area racchiusa da un grosso muro che insiste nella zona del Sauco, presso il citato monte.

La presenza dei Trezeni nella regione cilentana e attestata da Stefano Bizantino e da Eustazio[1].

Il muro, in prospettiva del mare per un fronte totale di oltre 46 metri, da un’altezza di circa 35 metri, circonda, per tre lati, uno spiazzo su cui ritroviamo un malandato edificio di fattura secentesca, collegandosi poi, a Sud, con il dosso collinare che forma una delle propaggini settentrionali del “Monte Tresino”.

Il complesso, visto dall’alto, si presenta come una terrazza approssimativamente quadrangolare dominante il sottoposto e scosceso pendio che cade tra gli scogli.

La struttura muraria è costituita da grossi blocchi di arenaria locale di varie dimensioni e dalla forma generalmente di parallelepipedi; su alcuni di essi è ancora visibile una bugnatura rilevata e inquadrata sui quattro lati da un listello liscio, largo dai 3 a 4 cm.

Le pietre sono fra loro connesse senza malta e solo in qualche caso con tagli ad incastro[2].

Questa fortificazione fu oggetto di studio da parte della Scuola Francese di Roma, che nell’autunno del 1978, eseguì i primi saggi di scavo.

La suddetta struttura fortificata, costruita dai romani nel III sec. a.C., che all’inizio aveva rappresento una forma di difesa contro i presunti assalti dei cartaginesi e dei pirati, fu successivamente utilizzata per racchiudervi le merci e il vasellame pregiato, portato dalle navi che raggiungevano il limitrofo approdo, e venduto nei centri limitrofi, Paestum e Leucosia con i quali esistevano collegamenti anche via terra, infine come fortilizio di una villa romana.

Gli scavi condotti dalla citata Scuola infatti, hanno permesso di appurare che il suddetto muro in opera poligonale, sosteneva le strutture di una villa romana che ha avuto il massimo splendore fra il I sec. a.C., e il I sec. d.C., con segni di vita fino al III sec. d.C., mentre, i resti di tessere mosaicali, di ceramica fine di mensa, di lucerne e pesi da telaio, di bacili marmorei attestano la floridezza del tenore di vita e l’importanza dell’edificio.

Certamente la scelta del sito per l’ubicazione della villa non fu affatto casuale; infatti, nelle immediate adiacenze risalendo il versante, si trova una fonte perenne e, poco distante, in direzione ovest, la vicina baia del vallone che offre un buon ricovero e un ottimo approdo per imbarcazioni anche di grossa stazza.

Negli strati più profondi dello scavo della villa romana invece, sono stati rinvenuti frammenti di anfore commerciali e vasi per bere, oltre a uno scarico di pietre forse relativo ad un edificio d’età greca posto vicino alla fonte.

La mancanza di vasi più eleganti, figurati, deve essere stata causata, dalla destinazione funzionale dell’insediamento come punto di sosta e di approvvigionamento idrico che aveva nel periodo della colonizzazione greca[3].

Dopo una fase di frequentazione della suddetta per approvvigionamenti alimentari, esistevano infatti coltivazioni specializzate ed intensive, e per estrazione di blocchi di pietra di forma varia come testimonia la vasta cava di rocchi, che si estende sul litorale di Castellabate[4], necessari alla costruzione di importanti edifici pubblici e templi, seguì una riduzione delle testimonianze, mentre verso la fine del V sec. a.C., sopraggiunse una ripresa collegabile a un periodo più sereno.

A circa cento metri dalla citata struttura muraria, giace un doppio sarcofago ricavato in un grosso blocco di arenaria.

In base ad alcuni elementi, la collocazione cronologia del suddetto, privo di corredo, deve ricercarsi nel vasto arco di tempo dell’età romana.

Anche se, alcuni frammenti ceramici e varie lame di selce, rinvenute nella località, presuppongono una presenza umana durante l’ultima fase del neolitico (cultura di Diana) mentre scarsi frammenti sono attribuiti all’età del ferro ( IX-VII sec. a.C. )[5].

Anche nella limitrofa <<Lago>> sono stati rinvenuti strumenti litici infatti, nell’ambito di un programma di ricerche su “Terrazzi marini e linee di costa”, condotte dal Dipartimento di Scienze della Terra e dalla Sezione e Museo di Antropologia dell’Università di Napoli (rispettivamente dirette da A. Cinque e F. Fedele ), è stato recentemente individuato nella suddetta località, a breve distanza dalla attuale linea di costa, un riparo sotto roccia consistente in una nicchia di modeste dimensioni.

Vi si conservano tracce di un deposito con cospicui resti faunistici, nonché manufatti litici, molto verosimilmente riferibili al Paleolitico superiore.

Un più approfondito inquadramento di tali testimonianze sarà tuttavia possibile solo con l’esplorazione del deposito, programmata dal suddetto gruppo di ricerca in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno.

Inoltre, l’indagine del sito certamente consentirà di ampliare il quadro già ricco e complesso dell’occupazione dei siti preistorici costieri, che, com’è noto, si dislocano con elevata densità particolarmente nel Basso Cilento, ricoprendo un ampio arco cronologico[6].

A poca distanza, in località Piano della Corte[7], situata lungo il percorso che da Paestum, passando alle spalle del promontorio di Tresino, ritornava sulla costa, sono stati recuperati, nel corso di ricognizioni a cura della Soprintendenza Archeologica di Salerno, frammenti ceramici (di grossi contenitori, di tegole) verosimilmente pertinenti ad una fattoria di età ellenistica-romana[8].


 

[1]Cfr. Amato A.R., Il Paese delle Sirene cit.p53ss

[2]Ibidem p.58ss

[3]Ibidem p.60

[4]Amato A.R., Eccezionale scoperta in S.Maria di Castellabate - La Cava dei Rocchi -Il Cilento Nuovo 7-8 p.4 e Ibidem p.62.

[5]Amato A.R., Il Paese delle Sirene cit. p.62.

[6]Cfr. Archeologia e territorio ricognizioni, scavi e ricerche nel Cilento a cura di Giovanna Greco e Luigi Vecchio - Edizione dell’Alento p.70ss.

[7]Amato A.R., Il Paese delle Sirene cit. p.217.

[8]Archeologia e territorio ecc. cit. p.70.

 

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