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Storie e cultura del Cilento - "Il Cilento Antico" di Angelo Raffaele Amato

Capitolo I   Mondo greco e romano 

L’esodo - Le donne e i riti orfici - I riti dionisiaci  - Le superstizioni  -  La saggezza  -  L’aldilà  -  La cultura
Agonismogiocosvaghi  -  Il lavoro e la casa  -  La schiavitù  -  La nutrizione  -  La medicina  -  Uele e la Scuola Uelete
Sotto i nostri piedi Il Tesoro di Alarico


Capitolo II
  Città piccole e grandi
Moio della Civitella -Palinuro - Molpa - Roccagloriosa -Scario - Pixute (Buxentus) - Sapri - Posidonia (Paestum) - Agropoli - Trezene - Vatolla - Erculam o Erculia - Leucosia (Licosa) - Petilia - S.Maria delle Valletelle
Capitolo III i Porti
 - Porto di Paestum - Porto di S.Marco di Castellabate  -  Porto del Fico (Pioppi)  -  Porto di Palinuro
Leggende: Ermigarda la bella Araba del Tresino

 

Si può concludere ricordando come, insieme ad innumerevoli esemplari di dadi e anche di astragali e di pedine ritrovati negli scavi archeologici di tutto il mondo romano, siano state recuperate diverse <<tavole da gioco>>, solitamente di pietra o di marmo (ma perfino in mosaico).

Altre invece, piuttosto rudimentali, si trovano tracciate alla meglio nei luoghi più disparati, soprattutto sui marciapiedi, sotto i portici e sui gradini di edifici pubblici improvvisate dai tanti perdigiorno che bighellonavano nelle zone più frequentate della città, esse erano destinate a versioni verosimilmente semplificate degli stessi giochi dei quali s’è appena detto, o di altri analoghi ma sempre piuttosto semplici.

Di più non è possibile dire. Purtroppo non è arrivato fino a noi quella sorte di <<manuale>> dei giochi che sappiamo essere stato scritto dall’Imperatore Claudio, giocatore incallito e pedante erudito [1].

Tra i passatempi prediletti c’è il bagno pubblico che è una palestra biblioteca, giardino e bottega[2].

Ci sono il frigidario, molto freddo, il tiepidario e il calidario, caldissimo.

Non hanno ancora inventato il sapone, così si spalmano d’olio che raschiano poi con la sporcizia.

Sicuramente sono molto più puliti dei nostri trisavoli che (neppure un secolo fa) si lavano in un catino in cui l’acqua è versata dalla brocca; il bagno, spesso praticato in una tinozza , è un fatto eccezionale e caratterizzato da forti sentimenti di vergogna .

Viceversa gli antichi, non legando l’idea del bagno a quella del corpo sporco, e non legando l’idea del corpo a quella del peccato, si bagnano assai spesso e in allegra compagnia; per loro bagnarsi è un fatto sociale nonché un divertimento innocente.

Nel corso del Medioevo per far dimenticare all’Occidente l’idea stessa del bagno e di una certa corporeità, serenamente accettata, nei monasteri il bagno diviene una pratica igienica da espletare nel minor tempo possibile, da soli, e badando a non provare alcun piacere (perciò si impiega l’acqua ghiacciata). Sant’Agnese morì potendosi vantare di non aver mai ceduto alla tentazione del bagno: l’odor di santità non era dunque tra i più graditi all’olfatto[3].   

Tra gli sport preferiti primeggia la corsa dei carri, sulla quale si scommette.  A Roma, all’epoca dei Flavi si svolgono fino a cento corse al giorno!

Uno degli spettacoli più apprezzati è la lotta fra gladiatori oppure con le belve tenute a digiuno per renderle feroci[4].

Questi lottatori erano, per lo più, prigionieri di guerra, schiavi o condannati per reati gravi ma non mancavano anche uomini liberi, attirati da lauti compensi consegnati ai vincitori (un quarto dell’incasso totale se il vincitore era un uomo libero, un quinto in caso di un liberto) e la gloria[5].

Inutile dire che si trattava di una pratica crudele e sanguinaria. La vita di un gladiatore si poteva valutare in settimane più che in anni e la maggior parte di loro moriva nelle pratiche di addestramento senza mai giungere all’arena.

Quelli che però riuscivano a sopravvivere e vincere i giochi vedevano la loro vita trasformata. I gladiatori, infatti, erano oggetto di un vero e proprio culto sia da parte degli uomini che delle donne.

C’erano molte categorie di gladiatori, spesso conosciute con il nome della regione di provenienza.

Oltre ai Sanniti, ad esempio, vi erano i Traci, come Spartaco, rimasto alla storia per la sua ribellione,[6] famosi per la loro durezza e per affrontare i combattimenti muniti solo di una corta spada, un elmo a visiera in bronzo, e uno scudo[7].

Il Colosseo, costruito dal 72 all’82 d.C. circa, poteva ospitare cinquantamila persone.[8]

All’epoca della sua inaugurazione, l’imperatore Domiziano vi fa svolgere  giochi per 100 giorni nel corso dei quali moriranno 2000 gladiatori e 9000 belve[9].

Era così nato l’anfiteatro più grande e rappresentativo del mondo romano: alto 50 metri, a quattro piani, il diametro esterno dell’arena, ellittica, misura 188 metri, quello interno 156 metri.[10]  


 

[1] Cfr. Staccioli R.A., Nelle Bische di Pompei in Archeo n°42 1988  p.126ss.

[2]Grande era l’importanza delle terme, infatti ogni cittadella ne possedeva minimo una, ed era frequentata anche da giovani, che spesso vi passavano parte del giorno e della notte. A Roma sotto Augusto vi erano 856 bagni pubblici. Oltre 3000 bagnanti potevano raccogliersi nelle Terme di Caracalla, che offrivano 1600 sedili di marmo e di porfido. Le terme di Settimio Severo, erette in un parco coprivano uno spazio di 100.000 piedi quadrati e chiudevano sale di ogni genere, e ginnasi ed accademie, dove i poeti leggevano i loro versi, nonché Arene per i gladiatori e perfino teatri. Non dimentichiamo che il Toro e l’Ercole Farnese che, credo siano ancora, nel Museo di Napoli ed i capolavori del Vaticano, il Torso del Belvedere ed il Laoconte furono trovati nelle Terme. L’ingresso, che costava poco, venne abolito in età imperiale. 

[3]Ed è grazie a questa lunga tradizione oscurantista che gli Europei, anche quelli più ricchi, anche i sovrani, sino a non molti decenni fa  furono tra le persone meno pulite. Cfr. Il mondo delle Cartoline I.G.D.A. No 1976 - Costume 42a-42b.   

[4] Biagi E., Storia di Roma ecc. cit. p.47ss.

[5] Per poter essere ammessi ad un combattimento gli uomini liberi dovevano iscriversi a scuole speciali di addestramento. L’ammissione a queste accademie era tutt’altro che facile. Una rigida selezione basate su alcune prove di coraggio e resistenza limitava fortemente l’accesso ai corsi. Alcune di esse prevedevano una lunga serie di frustate, la prova del fuoco e la tortura con il coltello. Cfr. Infusino G., cit. p. 82.

[6] Vedi appresso - II Capitolo - Petilia -

[7] Cfr. Infusino G., cit. pp.82-83.

[8] Sulla sua capienza ci sono opinioni discordanti; una fonte antica parla di 87000 posti, i moderni propendono a una cifra inferiore : 40000 o 45000 posti a sedere, più di 5000 posti in piedi nella fila più alta. Cfr. Weber W. Carl,  Panem et circenses Garzanti Editore s.p.a. 1986  p.39

[9] Pierre M., Le conquiste dei popoli antichi -La Sorgente- Mi 1987 p.60.

[10] Weber W. Carl Panem et circenses cit. p. 39.