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Storie e
cultura del Cilento - "Il Cilento Antico"
di Angelo Raffaele
Amato
Capitolo III i Porti S.Maria delle Valletelle
La zona di S.Maria delle Valletelle di Sessa Cilento è relativamente nuova alle conoscenze archeologiche e di topografia antica. Una prima segnalazione “di cocciame di epoca romana” fu fatta da Lucia Lombardo alla Soprintendenza Archeologica di Salerno nel 1978. Quanto è venuto alla luce[1] nella suddetta località, scrive la Lombardo, è poco, ma sufficiente per parlare di una presenza italiota nel territorio già nel IV sec. a.C., e di un insediamento, forse di tipo rurale, risalente ai primi secoli dell’Impero di Roma. E’ innegabile che i reperti più antichi costituiscano un elemento prezioso ai fini di un ulteriore chiarimento dei problemi topografici del territorio velino in merito al rapporto tra le città e il suo hinterland e riguardo agli itinerari di penetrazione dell’entroterra. I rinvenimenti in esame cadono all’interno di quel circuito difensivo che Velia si diede nel corso del IV sec. a.C., per contrastare l’espansione delle popolazioni indigene lucane. Le postazioni di tale apparato furono costituite dalle fortezze di Punta Carpinia (Antenna di Perdifumo), Moio della Civitella, Torricelli, Castelluccio. S.Maria delle Valletelle, infatti, posta quasi in una zona di confine tra il territorio velino e quello pestano, è situata a monte della Fiumara, affluente di destra dell’Alento. Essa a Nord-Ovest guarda la fortezza di Punta Carpinia, a Nord-Est il passo di Lustra, alle spalle ha il massiccio del Monte Stella, a Sud-Est colline che dolcemente degradano verso la pianura dell’Alento. La presenza di una frequentazione velina nella zona nella prima metà del IV sec. a.C., secondo la Lombardi, non può avere il solo scopo di una presa di possesso di un territorio periferico, quasi un voler marcare i confini, ma si spiega soprattutto in funzione della postazione difensiva presente su punta Carpinia. Il luogo, infatti, risultava passaggio obbligato tra Velia e la “sua Fortezza” secondo la traiettoria Alento-Fiumara-S.Maria delle Valletelle - Punta Carpinia[2]. La fortezza, sorta in un momento di particolare pericolo della città di Velia per la pressione dei Lucani ormai presenti a Paestum, a giudicare dall’evidenza ceramica, è attiva in un periodo limitato di tempo, i dati offerti, invece, da S.Maria delle Valletelle dove è stata rinvenuta una Lèkythos a figure rosse di produzione pestana, attribuibile probabilmente al Pittore Sydney e databile alla prima metà del IV sec. a.C. [3] ,nonché dei resti di una villa rustica di Età repubblicana, sottoposta a rifacimenti in età imperiale[4], ci conducono fino al III sec. d.C., ed oltre. Tutto ciò ci induce a ritenere che la zona sia stata frequentata, secondo la Lombardo, anche quando il sopraggiungere di situazioni storiche diverse (la caduta delle popolazioni lucane e delle città magno-greche nelle mani dei Romani) svuotò di significato l’apparato difensivo velino; e ciò per due ordini di motivi: per la fertilità del terreno e per la relativa facilità con cui mediante il passo di Lustra era possibile dal bacino dell’Alento passare a quello del Testene e, quindi al Sele[5]. Il territorio del Cilento, come abbiamo potuto constatare, è stato frequentato fin dal Paleolitico ( quello inferiore è attestato a Marina di Camerota, il Medio nelle grotte di Palinuro, a Castelcivita e Sant’Angelo a Fasanella sugli Alburni e sul monte Calpazio di Capaccio) dai cacciatori che, nel corso del Mesolitico, associavano l’attività venatoria alla raccolta dei prodotti spontanei, diventando agricoltori e allevatori nel successivo periodo Neolitico (dal VII millennio a.C.), quando si attuarono migrazioni di gruppi etnici orientali (come a Paestum e Palinuro) e scambi commerciali non solo costieri (si pensi all’ossidiana che giungeva dalle isole Lipari, o alle selci della cultura di Diana reperibili anche a punta Tresino), ma anche all’interno del Cilento (Campora e Stio) L’età del bronzo, soprattutto nella fase media, rivela un incremento demografico incoraggiato anche dalla predominante attività pastorale e della relativa transumanza che conduce alla formazione di numerosi insediamenti, caratterizzati dai vasi per la lavorazione del latte ( ritrovati ad esempio, presso Laurino, sulle alture del Calore e degli Alburni, o nell’interno del Cilento a Cannalonga e Pattano), ma anche lungo la costa . E’ qui, come abbiamo potuto constatare, che sono state fondate le principali città della Magna Grecia: Posidonia con il suo scalo, punto commerciale e area sacra presso il promontorio di Agropoli, ed Uele [6]. Seguono poi, insediamenti minori, di cui, oltre a quelli già menzionati, ritroviamo tracce della presenza greca a: Caselle in Pittari, Gioi Cilento, Novi Velia, Catona, e Mandia; mentre ad: Acciaroli, Cardile, Casigliano, Centola, Lustra Omignano, Ostigliano, Pattano, Sanza, e Vetrale le ritroviamo di quella romana.[1]Una lekythos, vari frammenti ceramici, un tratto di pavimentazione in mosaico adiacente ad un muro con traccia di intonaco, presumibilmente di epoca imperiale - Cfr. Lombardo L. - Comune di Sessa Cilento - su alcuni reperti di S.Maria delle Valletelle- Sessa Cilento 1988 p.9ss [2] Sul crinale e sul pendio meridionale di Punta della Carpinia, a poco meno di 1 km. a S di Perdifumo, vi era una fortificazione a blocchi, che fungeva da avamposto difensivo del territorio Velino; infatti la posizione del colle è interessante dal punto di vista strategico dal momento che controlla tutta la costa e gli accessi verso l’interno. La costruzione di una strada d’acceso per l’installazione di un ripetitore RAI ha quasi del tutto compromesso la situazione antica. Una ricognizione effettuata nel 1990 ha permesso di verificare l’esistenza di alcuni blocchi di arenaria lavorati ammonticchiati, in disordine, ai bordi della strada che segue la cresta della collina fino al ripetitore RAI. Si veda Greco E., Velia e Palinuro, Problemi di Toponomastica antica in “Mefra” 1975 pp.81-142, Johannowsky W., Itinerario di archeologia classica, in guida alla storia di Salerno e della sua provincia, a cura di A. Leone e G. Vitolo, Sa 1981, III, pp. 1015-1048.- Archeologia e territorio Edizioni dell’Alento 1992 p.79.
[3]Il Maestrale Ventiduesimo , Gennaio 1994. [4] Nei pressi del luogo del rinvenimento della lekythos, pertinente molto probabilmente ad un corredo tombale, sono state portate alla luce, durante uno scavo condotto dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno nella primavera del 1989, delle strutture di epoca romana relative ad una villa rustica. Ad un primo impianto, databile al periodo tardo-repubblicano, si riferisce un pavimento decorato a tessere disposte a motivo geometrico. Al II secolo d.C. si data la pavimentazione musiva, a tessere bianche e nere, portata alla luce in uno degli ambienti scavati. Ad una terza ed ultima fase edilizia è pertinente una vasca , ricoperta da intonaco, che oblitera il mosaico. La vasca ed il rinvenimento di tubature fittili inducono a pensare ad un piccolo impianto termale. Una certa monumentalità dell’edificio sarebbe testimoniata dal rinvenimento di intonaci dipinti e di marmi per decorazioni parietali Cfr. .Archeologia e territorio cit. p. 82- si veda anche - Il Maestrale del Sud, anno I - Numero III - Settembre 1996 p.11. [5]Il passo di Lustra è stato abitualmente adoperato dai contadini della zona per raggiungere a piedi Agropoli e la pianura del Sele fino a trenta , quaranta anni fa. Per l’individuazione della strada che nell’antichità congiungeva Posidonia con Velia. Cfr. Voza G., in: Bollettino d’Arte, 1964, p.363ss. - Strabone Lib. VI, 1,1, parla di una strada che partendo dalla pianura del Sele, attraverso Eredita e Monte Cicerale, giungeva nella Valle dell’Alento. Cfr. ibidem. [6] Cfr. La Campania paese per paese Bonechi Firenze 1997 p.368 |
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