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Storie e cultura del Cilento - "Il Cilento Antico" di Angelo Raffaele Amato
Capitolo II
  Città piccole e grandi
Moio della Civitella -Palinuro - Molpa - Roccagloriosa -Scario - Pixute (Buxentus) - Sapri - Posidonia (Paestum) - Agropoli - Trezene - Vatolla - Erculam o Erculia - Leucosia (Licosa) - Petilia - S.Maria delle Valletelle

Capitolo III i Porti
 - Porto di Paestum - Porto di S.Marco di Castellabate  -  Porto del Fico (Pioppi)  -  Porto di Palinuro

 

Sapri

 

Lasciata Policastro e ripresa la statale verso oriente, si giunge dopo poco più di dieci chilometri di strada piana alla ridente cittadina di Sapri.

Si è seguitato, a segnare sugli atlanti e a ripetere che abbia occupato il posto di Scidro, ma la cosa non è confortata da elementi concreti; più ragionevole pare invece l’identificazione con una stazione stradale romana, ricordata dagli antichi itinerari, Cesernia.

Probabilmente la baia di Sapri, dovette ospitare tra la strada e il mare un certo numero di ville, ispirate dalla residenza amena.

Un robusto muro si protende nel mare per alcune decine di metri, che affiora appena sul pelo d’acqua: era forse un molo o piuttosto, un frangionde eretto a difesa di una villa, a cui sembrano potersi ricondurre anche le cosiddette >>cammarelle>>[1], a ridosso del muro in riva al mare, con la faccia ad oriente: cinque anfratti in muratura coperti da volte, impropriamente interpretati come magazzini e più pertinentemente identificabili con strutture di contenimento del terreno e di sostegno per piani soprastanti, come proverebbe anche la presenza, di sopra, di pavimenti a mattoni[2].

Queste rovine ed in modo particolare le terme e il teatro, sono indizio che Sapri dovette costituire, all’epoca del dominio di Roma, centro assai considerevole[3].

L’esistenza di strutture sommerse individuate o intraviste in varie occasioni sono un buon argomento a favore dell’estensione e della complessità di quest’arco antico di edifici.

Ad esempio, l’esploratore subacqueo Sergio Loppel afferma: “  Nell’immergermi sotto il bastione che proteggeva il molo, ho scoperto la parte terminale della tubazione che convogliava le acque di scarico della grande costruzione al mare: essa è conglobata nella muratura e consiste in due superfici semicilindriche cementate ad incastro tra loro.

Subito sotto la superficie, prima di un grande banco di alghe, un arco di piccole dimensioni, appartenente al complesso del bastione, franando è rimasto miracolosamente in posizione verticale pur avendo la base troncata.

Ripulendo per un tratto il fondo dalle alghe, ho liberato un pezzo di fondazione che doveva appartenere ad una piccola costruzione eretta a ridosso del molo...

Nel rimuovere la sabbia, è stata rinvenuta una pietra rotonda di granito bianco, del diametro circa di 35 centimetri, molto levigata, con incisa diagonalmente la parola LIVIO, recante le tracce di due supporti bronzei tronchi alla base e cementati in essa.

Data anche la sua pesantezza, dovrebbe trattarsi della base di una statuetta “[4].                                                                                                                         

   Meglio si spiega, alla luce di queste fabbriche disfatte in gran parte sul fondo del mare, la presenza in piazza plebiscito dell’ara funeraria, custodita come un monumento, con l’epitaffio a Lucio Sempronio Prisco, supremo magistrato, duunviro edile e figlio del poeta e scrittore romano Pompeo.

Giovane e illustre per ufficio e per discendenza, morì a soli 25 anni.

Ebbe un grado di alto onore, essendo incaricato della cura dei templi, degli edifici pubblici, dei ludi e della polizia urbana con servizio annuale. Il quale nella baia dovette avere l’abituale dimora.

 

 

 

 

 

 

D.M.

L. SEMPRONIO

L.F.POM. PRISCO

AED.DUOVIR.

DES. V.A.XXV.

MEN.VII.

SINON ANTE DIEM CRUDELIA

FATA FUISSENT

HIC PATER ET MATER

DEBUIT ANTE LEGI[5]

 

Recenti campagne di scavo, condotte, con la consueta perizia dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno, in località “Santa Croce”, hanno gettato nuova luce sull’interessante passato di Sapri.

Il complesso dei ruderi romani affioranti si riferiscono ad una villa patrizia costiera, la cui frequentazione è accertata dalla fine dell’età repubblicana ad età imperiale avanzata.

Le sue caratteristiche architettoniche, i servizi di cui era dotata e l’imponenza della struttura farebbero pensare alla proprietà di una famiglia aristocratica o, quanto meno, molto ricca.

Orosio ed altri cronisti del IV secolo d.C., riferiscono che Massimiano Erculeo, collega di Diocleziano, dopo aver abdicato nel 305, si era ritirato nella sua villa  in Lucania.

Qui, l’anno successivo, suo figlio Massenzio, rivale di Costantino, aveva ricevuto la notizia della sua acclamazione ad Imperatore.

Non essendovi notizie dell’esistenza di altri possedimenti imperiali in Lucania e mancando completamente in Campania ville di lusso costiere del tardo impero, si ha ben ragione di credere che quelli di Santa Croce siano proprio i ruderi della villa di Massimiano Erculeo.

Il ritrovamento in loco di una moneta con l’effige dell’imperatore conferma l’ipotesi.

Lo storico Giuseppe Antonini, barone di S.Biase, visitò Sapri intorno alla metà del Settecento e ne descrisse minuziosamente il patrimonio archeologico nella sua opera “La Lucania” edita a Napoli nel 1795.

Lo studioso riferiva, tra l’altro, anche della  presenza di terre, di mosaici, di acquedotti, di strutture portuali e di un teatro, testimonianze inequivocabili dell’importanza raggiunta dal centro.

Le tracce di Sapri antica si vanno affievolendo a partire dai primi secoli dell’Era Cristiana per scomparire del tutto in età medievale.

Le cause possono essere attribuite a catastrofe naturale (tesi sostenuta dalla tradizione locale, ”Sapri si aprì e poi perì” o da un progressivo impaludamento della zona, soggetta anche a fenomeni di bradisismo[6].


 

[1]L’Antonini enumera, in prossimità del mare, in una località oggi detta <Santa Croce>, a nord della baia, molti avanzi di antichissime fabbriche e di numerose rovine.- Cfr. Antonini G., cit. p. 431ss

[2]Cfr. Bracco V., cit. 119ss

[3]Cfr. Guzzo A., cit. p. 223.

[4]Loppel S., Sapri Archeologica, in Mondo Archeologico n°7, 1976 p.26ss

[5]<<Dicatum Monumentum Lucio Sempronio Prisco, Lucii Pompei filio, Aedilis Duovir: designatus: vixit annos 25 et menses septem>>. - (Monumento dedicato a Lucio Sempronio Prisco, figlio di Lucio Pompeo, designato Duumviro Edile: visse 25 anni e 7 mesi: Se il destino non fosse stato crudele prima del tempo, qui sarebbero letti prima i nomi del padre e della madre). Cfr. Guzzo A., cit. p. 222ss.

[6]Cfr. il Maestrale , Gennaio 1996.

 

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