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Storie e cultura del Cilento - "Il Cilento Antico" di Angelo Raffaele Amato Capitolo I Mondo greco e romano
L’esodo -
Le
donne e i riti orfici - I riti dionisiaci -
Le superstizioni
- La saggezza -
L’aldilà - La cultura
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. La saggezza
Cosa pensavano gli antichi del mondo in cui si trovavano a vivere? Un’ampia serie di proverbi danno una risposta a questa domanda. I proverbi, si sa, sono la sapienza dei popoli. In poche parole, nella rapidità di un raffronto o di un’immagine, essi condensano l’esperienza di intere generazioni; e quest’esperienza si trasmette da padre in figlio, come un’eredità che insegna ad affrontare la vita[1]. Molte massime, degli antichi sapienti,[2] sono valide ancora oggi: il <<Prendi moglie fra i tuoi pari >>di Cleobulo corrisponde al nostro <<moglie e buoi dei paesi tuoi>> e il <<Tratta con le persone convenienti>> è l’equivalente del proverbio napoletano <<Fattelle cu chi è cchiù meglio ‘e te e fanne ‘e spese>>. Abbastanza significative sono alcune massime del sapiente Pittaco di Mitilene: <<Ciò che stai per fare non dirlo>>, <<E’ difficile essere buoni>>, <<Degna di fiducia è la terra, infido il mare>> e soprattutto <<Sopporta di essere danneggiato un poco dal tuo vicino>>[3]. Socrate viene preso a calci da un tale e non reagisce, rispondendo a chi gliene chiede il perché: <<Se un asino mi avesse tirato un calcio, lo avrei forse citato in giudizio ?>>. Diogene, insultato da un calvo, gli dice: <<Io non ti insulto, niente affatto ! Ma lodo i capelli che si sono separati da una testa così malvagia>>. Cicerone va a pranzo da un amico, che gli offre del vino mediocre, assicurando che è stagionato da quarant’anni; e l’oratore: <<Li porta bene>>. Una matrona vanta la propria giovinezza; e Cicerone: <<E’ vero, glielo sento dire da vent’anni!>> [4]. In alcuni passi di autori classici si possono trovare assiomi che sembrano costituire gli antecedenti di motti ancora in voga presso di noi. Così il nostro <<Prima il dovere poi il piacere>> è riecheggiato nella sentenza di Focilide: <<Cercati il pane; e poi, quando il pane è sicuro, ciò che ti piace>>. Un concetto non lontano dal nostro <<Quel che si spreca non lo gode nessuno >> si trova in un pensiero di Catone, che raccomanda di comprare il necessario, perché il superfluo è caro anche per un soldo. La saggezza altro non è, scrive il De Crescenzo, che il buon senso, ovvero l’esatta conoscenza delle cose della vita, laddove l’idealismo rappresenta l’irresistibile voglia di credere in un futuro migliore. La saggezza parla degli uomini come veramente sono, l’idealismo invece preferisce immaginarli come vorrebbero che fossero”[5]. Il saggio è autosufficiente non perché non vuole amici, ma perché può anche farne a meno. Quindi anche se è autosufficiente ha bisogno di amici e ne vuole il maggior numero, ma questo non gli serve a essere felice: lo è anche senza amici. Il bene più grande di tutti, la felicità, è una cosa interiore, non ha bisogno di mezzi esterni. Diventerebbe schiava del caso se dovesse andar a cercare fuori se stessa. Il saggio non fa amicizia per calcolo, ma per una naturale inclinazione. Come accade in altri sentimenti, anche nell’amicizia c’è un’attrazione innata. C’è in noi l’odio della solitudine e l’amore per la compagnia, per natura gli uomini si avvicinano agli uomini. Perciò è qualcosa di interiore che ci spinge a fare amicizia con gli altri. Tuttavia anche se nutre per gli amici il più grande affetto, come quello che prova per se stesso e anche di più, il saggio saprà sempre che il suo bene è dentro di lui e ripeterà la frase del famigerato Stilbone ostile ad Epicuro. Stilbone, dopo che la sua città era caduta in mano ai nemici, dopo aver perduto i figli e la moglie, unico superstite di un colossale incendio, fu interrogato da Demetrio (poi soprannominato Poliorcete, per le città da lui distrutte), il quale gli chiese se aveva perso qualcosa: ”Tutti i miei beni li ho con me”, rispose. Ecco un uomo forte e valoroso che ha vinto il suo nemico che era vincitore. “Non ho perso nulla” disse costringendo il nemico a dubitare della vittoria. Stilbone mostrò virtù, saggezza e soprattutto l’intelligenza non considerando un bene ciò che può essere tolto.[6] [1] Ibidem p. 175. [2] I sette Savi erano ventidue e precisamente : Talete, Pittaro, Biante, Solone, Cleobulo, Chilone, Periandro, Misone, Aristodemo, Epimenide, Leofanto, Pitagora, Anacarsi, Epicarmo, Acusilao, Orfeo, Pisistrato, Ferecide, Ermioneo, Laso, Panfilo e Anassagora. La cosa non ci deve meravigliare: i Savi riportati dai testi sacri sono così numerosi per colpa degli storici della filosofia che non riuscirono mai a mettersi d’accordo sui nomi... in De Crescenzo L. Storia Della Filosofia Greca - I Presocratici - A. Mondadori Ed. - 1988 p.21. [3] Ibidem pp. 22-23. [4] Moscati S., cit. p. 185ss. [5] De Crescenzo L., cit. p.27. [6] Tratto da “Lettere a Lucilio” Seneca consigli per vivere felici -allegato a Epoca n° 2213 del 4/3/93 pp. da 20 a 24.
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