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Storie e cultura del Cilento - "Il Cilento Antico" di Angelo Raffaele Amato
Capitolo II
  Città piccole e grandi
Moio della Civitella -Palinuro - Molpa - Roccagloriosa -Scario - Pixute (Buxentus) - Sapri - Posidonia (Paestum) - Agropoli - Trezene - Vatolla - Erculam o Erculia - Leucosia (Licosa) - Petilia - S.Maria delle Valletelle

Capitolo III i Porti
 - Porto di Paestum - Porto di S.Marco di Castellabate  -  Porto del Fico (Pioppi)  -  Porto di Palinuro

 

Porto di Paestum

 

Aveva poco fondo e quindi era malsicuro ai naviganti.

“Molti sono curiosi, scrive l’Antonini, sapere dove mai fosse stato il porto dè pestani, giacchè essendo ora tutto un’aperta spiaggia, non se ne sa indovinare il luogo, ma le colonne, parte già coverte dall’arena e parte ancora fuori di essa, ove legavansi le navi, che sono alla torre, ci fanno sicuri che ivi doveva essere e che il tempo e il mare l’avessero guasto, non essendo verosimile che una città come Pesto avesse potuto essere senza porto”[1].

Prima dell’Antonini il Mazzella[2] scriveva: ...”infin ad hora nel mezo del mare si veggono li suoi antiqui edifizi ruinati”.

Nel manoscritto del Mandelli, redatto circa la metà del Seicento, è detto con maggior precisione...”il suo porto ampio, e capace fatto a mano, il quale quantunque al presente più non vi sia, per essere stato consumato dal tempo, e pieno di sabbia, pur tuttavia sendo tranquillo il mare e sereno il cielo, se ne scorgono grandiosi vestigi”.[3]

“In verità, ribatte il Magnoni nel 1763, quei resti di edifici che sussistono vicino al mare vengono da tutti ritenuti senz’altro i resti del porto pestano, anzi per ciò quella gente chiama quel luogo col nome de <il porto>. Oggi il mare con le sue acque li ha distrutti”[4].

A questi, segue il Rizzi: “Gli avanzi del porto si possono osservare ancora oggi sotto le acque del mare”[5] e il Bamonte che indica in questa zona: “rottami dell’antico porto”[6].

Il porto, attualmente sommerso, è da porsi nei pressi della torre prospiciente alle mura di Paestum, a poca distanza della spiaggia[7].

Secondo il Cantalupo[8], il porto di Paestum è da riconoscersi in un esteso banco di travertino sommerso a 500 metri circa dall’attuale linea di spiaggia, ubicato di fronte alla località Torre di Paestum.

Esso a causa dell’attuale profondità e del fondale sabbioso risulta visibile solo da imbarcazione e con mare tranquillo.

Questo banco si presenta inciso secondo linee regolari, tali da evidenziare su di esso l’intervento della mano dell’uomo ed escludere che possono essere state prodotte, come qualcuno sostiene, dall’azione delle correnti marine.

Queste ultime agirono piuttosto nell’opera di interramento del banco stesso quando già era iniziato il processo bradisismico[9] che ne compromise la funzione come porto semiartificiale fin dal II sec.d.C., immergendolo completamente poi, tra i secoli III e V. Del resto si ha notizia di una ridotta funzione di ricovero costiero svolto dalla spiaggia prospiciente la detta località Torre anche nel Medioevo, mentre ancora nel Cinquecento e fino ai principi dell’Ottocento vi si scorgevano avanzi di costruzioni semiaffioranti dalle acque, secondo la concorde testimonianza degli autori, sopra citati, che all’epoca li osservarono. 


 

[1]Antonini G., cit.p.253.

[2] Mazzella Scipione, Descrizione del Regno di Napoli, 1597, p.123 in Cantalupo P., Storia delle Terre ecc. cit. p.552.

[3] Mandelli Luca, La Lucania illustrata in due parti, alias Lucania sconosciuta, manoscritto del 1661-64 in Biblioteca Nazionale di Napoli, sigla: X,D,1-2,2 p.88.in ibidem.

[4]Magnoni P., De Veris Posidoniae et Paesti Originibus Dissertatio Napoli 1804 - in Amato A.R., Il Paese ecc. cit. p.31.

[5]Rizzi F., cit. in Amato A.R., ibidem.

[6]Bamonte G., Le Antichità Pestane, Napoli 1819, p.42 -Ristampa a cura dell’Associazione Culturale di Torre Laura - Paestum  in La Greca F., cit. p.6 e   Amato A.R. Il Paese ecc. op. cit.

[7] Cfr. Cantalupo P., Acropolis, cit pp. 8-9 , La Greca F., cit.6. 

[8] Cantalupo P., in Storia delle Terre ecc. cit. pp.551-52

[9] Questo processo bradisismo, interessò  Paestum e le zone limitrofe non superando il Tresino, lo dimostra: la cava dei rocchi , nel litorale di Castellabate e i resti della Villa romana con  peschiera annessa. -  vedi a tal proposito Amato A.R., Il Paese delle Sirene op. cit.

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