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Storie e cultura del Cilento - "Il Cilento Antico" di Angelo Raffaele Amato
Capitolo II
  Città piccole e grandi
Moio della Civitella -Palinuro - Molpa - Roccagloriosa -Scario - Pixute (Buxentus) - Sapri - Posidonia (Paestum) - Agropoli - Trezene - Vatolla - Erculam o Erculia - Leucosia (Licosa) - Petilia - S.Maria delle Valletelle

Capitolo III i Porti
 - Porto di Paestum - Porto di S.Marco di Castellabate  -  Porto del Fico (Pioppi)  -  Porto di Palinuro

 

Pixnte (Buxentus) Policastro Bussentino

 

Offre questo borgo, entro la cerchia tondeggiante, troppe mura, per un  abitato così modesto.

Al sesto secolo a.C., appartenne tale fortificazione e i Greci, che chiamarono il luogo Pixnte per l’estensione delle macchie di bosso di cui era ricco il paese, se la trovarono pronta e difesa intorno al loro insediamento.

Infatti, molti storici hanno accertato il carattere italico della città, voluta dagli Enotri[1].

Si impossessarono poi della sede i Lucani allargandosi a macchia per tutto il territorio; e sopraggiunsero i Romani istallandovi con grande rapidità, a guardia della costa e del golfo, una colonia laziale[2]; il nome mutò in Buxentum, che è Pixnte voltato in latino[3].

Nel 194 a.C., circa 300 famiglie furono mandate in questa colonia che ebbe breve durata.

Infatti, pochi anni dopo, nel 186 a.C., il Console Spurio Postumio, dopo il giro da lui fatto per l’Italia per la famosa inquisizione dei Baccanali[4], riferiva al Senato di aver trovata abbandonata e deserta la colonia di Buxentum.

Il Senato, allora, convocato un triunvirato, dava disposizioni circa l’effettuazione di una nuova deduzione [5].

Dopo la seconda colonizzazione, Buxentum visse anni di autentica prosperità ed era ancora città molto fiorente  al tempo dell’Imperatore Nerva (96-98 d.C.) che si preoccupò soprattutto di risollevare le sorti dell’Italia, si meritò l’appellativo di optimus princeps[6].

Assai significativa circa la prosperità di Buxentum è l’epigrafe menzionata dall’Antonini e dal Volpe:

 

D.M.S.

VERIDIUS .PERNICIUS.BUXENT.

PRAETOR. FISCALIS.ITERUM

SIBI. ET. LIB. SUIS.

H. M. H. E. N. S.[7]

 

Il foro romano di Bussento è certamente sotto il calpestio di oggi. “Si legga la parola Forum, che per quanto ne sappia, scrive Bracco V., nessuno venuto qui per studi e ricerche ha mostrato mai d’aver letto”[8] 

Ai tempi delle invasioni barbariche, i Vandali di Genserico, provenienti dall’Africa, dopo aver occupato Lilibeo, in Sicilia, invasero i nostri mari e, nell’anno 440 sbarcarono a Policastro saccheggiandola selvaggiamente[9].

Dell’antica Buxentum restano, oggi, tracce di mura romane, costruite su quelle greche, un tratto di via lastricata e tre lapidi, di cui una incompleta. La prima è la seguente:

 

AUGUSTAE  JULIAE

DRUSI  F.

DIVI  AUGUSTI

 

(In ricordo di Giulia figlia di Augusto e  moglie di Tiberio )

La suddetta lapide deriva, come scrive il Laudisio, dal monumento funebre eretto ad Augusta Giulia Drusilla, figlia unica di Augusto e moglie di Tiberio, da questi esiliata a Buxentum e fattavi morire di fame per la condotta disonesta[10].

Giulia, quindi, era l’unica figlia di Augusto, nata nel 39 a.C., dalla seconda moglie Scribonia.

Sposò prima Marcello, poi Agrippa, infine Tiberio, futuro Imperatore romano, figlio adottivo della terza moglie di Augusto, Livia Drusilla.

Giulia fu celebre per la sua meravigliosa bellezza, per intelligenza e per depravata condotta.

Tiberio, non potendola più sopportare, da uomo intransigente e severo quale era, la costrinse a ritirarsi dalla corte.

Augusto, informato dal fatto, la fece esiliare prima nell’isola Pandataria (Ventotene), poi a Regium Julium (Reggio Calabria) ed infine a Buxentum, ove Tiberio la fece morire di fame nell’anno 13 d.C., alla età di 52 anni.

Di questo fatto parlano Tacito, Dione Cassio e Svetonio[11].

Significativo in proposito è il rigore estremo, spietato, con cui alle ceneri di Giulia, figlia pur indegna di Augusto, viene dal padre, nel testamento, addirittura preclusa la tomba di famiglia[12].

La seconda lapide porta la seguente epigrafe:

 

GERMANICO  CAESARI

TI - AUG - F.- DIVI  AUG. N.

DIVI - JULI - PRO - N.AUG.

COS. - II - IMPERATORI - II.

 

(In ricordo dell’Imperatore Germanico, figlio naturale di Druso, adottivo di Tiberio e nipote di Augusto)[13].

La terza lapide, dove si legge la sopraccitata parola forum,  della quale resta solo il seguente frammento:

 

              

.....PRIUS CELE ....

...... VIR ITERUM. R. ......

...... UM. ET FORUM ......

 

 

a causa della sua incompletezza, nonostante gli sforzi di alcuni studiosi, non si è potuta interpretare.

Comunque, tutte e tre le iscrizioni, incise su pietre tombali, sono tuttora perfettamente visibili, incastonate a mezza altezza nella muratura della torre campanaria del Duomo di Policastro[14].

Sul lato della chiesa, è murato un frammento frontale di sarcofago del terzo secolo d.C., con uomo togato nel medaglione retto da eroti; due eroti anche agli angoli con interposizione di alberi, forse di ulivi di cui è generoso il paese[15].

Tra i cittadini illustri di Buxento merita particolare menzione, per la grande importanza della sua carica, Flavio Libio Severo, (Severo III ) Imperatore Romano e Pontefice Massimo dall’anno 461 al 465 d.C.

Nato a Buxentum intorno al 420 d.C., favorito da alcune circostanze, fu proclamato Imperatore di Roma il 20 novembre dell’anno 461.

Radunato un forte esercito con a capo il capitano goto Rithiner, sconfisse, nella zona Alano, sita nel Comune di Castellabate, Berigo[16], selvaggio Re degli Alani, che vi si era insediato stabilendovi il suo quartier generale su un pianoro, oggi “Piano della Corte”[17].

Morì a Roma il 15 agosto dell’anno 465, avvelenato in oscure circostanze.

A Policastro, sono state rinvenute delle monete romane  recanti la sua effige[18].

E’ poco quel che si vede a Policastro, se si pensa che l’antico porto, situato sulla riva sinistra della foce del Bussento, dove potrebbe trovarsi la  tomba di Alarico e il suo, favoloso, tesoro[19],  fu lentamente interrato dai detriti trascinati dal fiume e che i rivolgimenti causati dalle incursioni saracene fino al secolo XVI doverono contribuire a disperdere le tracce degli insediamenti più antichi[20].


 

[1]Pixte, infatti, già godeva di una massiccia fortificazione, costituita da un recinto murario in poligonale, noto anche col nome di <<mura ciclopiche o pelasgiche>>, opera degli Enotri, antichissimi abitatori di questa zona, discendenti di Enotro, figlio di Licaone e nipote di Pelasgo, che si erano stabiliti tra il golfo di Taranto ed il fiume Silarus (Sele) in tempi remotissimi. Cfr. Guzzo A., cit. p.161.

[2]Nell’anno 197 a.C., su proposta del tribuno della plebe Caio Acilio, il governo di Roma decise di fondare cinque colonie marittime tra cui Bussento.  Di tale avvenimento ci informa Tito Livio (Ab Urbe Condita Libri - Libro XXXII).

[3]Cfr. Bracco V., cit. p.115.

[4]Vedi Capitolo I - I riti Dionisiaci -.

[5]Cfr. Guzzo A.,cit.p.163ss

[6]Cfr. Tutto, Dizionario enciclopedico, I.G.D.A.

[7]Antonini G., cit. p.407 - Volpe G., Notizie Storiche Delle Antiche Città e dè Principali Luoghi del Cilento - Roma 1888, Rist. Anast. Sa 1971, p.116. - Die Manibus Sacrum. Pernicius Viridius Buxentinus. Praetor Fiscalis iterum sibi et liberis suis hoc monumentum heredum exterum non sequitur (Dedicato agli dei Mani: Pernicio Veridio, Pretore Fiscale di Buxentum per la seconda volta, per se e per i suoi figli pose questa lapide. Detto monumento non spetta ad un erede straniero). Cfr. Guzzo A., cit. p.166.

[8]Questa parola si trova su un frammento di un blocco che assieme alle lapidi di Germanico e Livia guarniscono, a mezza altezza, il campanile del Duomo.

[9]Cfr. Amato A.R., Il Paese delle Sirene cit. p.76 e Guzzo A., ibidem.

[10]Nicola Maria Laudisio, Vescovo di Policastro, nelle ultime pagine della sua opera - Poleocastren Dioeceseos historia - cronologica Synopsis erudita - Na 1831: “Lapis erectus Augustae Juliae Drusillae, quae erat filia unica Divi Augusti, ac uxor Tiberii, quorum mandato missa in exilium ejus pro irregulari vita, fame ibi perit” in: Guzzo A., cit. p.168

[11]Ibidem

[12]Cfr. Pini P., Un aspetto della Religione nel Mondo Romano- in Panorama Numismatico n°50 -1992 p.25.

[13]Cesare Germanico, nato nel 14 a.C., era figlio di Druso Nerone Germanico e di Antonia junior, nipote di Tiberio e fratello di Claudio. Augusto, adottato Tiberio, volle che questi adottasse a sua volta, il nipote Germanico. Pronipote di Augusto, alla morte di questi, militò in Germania, onde il nome, e fu Console prima sotto Augusto (14 d.C.), poi sotto Tiberio, secondo Imperatore e successore di Augusto (17 d.C.). Eletto Imperatore dall’esercito e rientrato vincitore a Roma, rifiutò la carica ed andò a combattere in Oriente. Tiberio, geloso della gloria e della grande popolarità del nipote, pose come governatore delle terre conquistate in Siria, l’ambizioso Gneo Pisone. Fu questi che, spinto dalla moglie Plancina, avvelenò Germanico nell’anno 19 d.C. - Le sue spoglie furono portate in Italia e sepolte a Buxentum. Cfr. Cataldo G., Notizie Storiche su Policastro Bussentino -Policastro 1973, p.11 in Guzzo A.,cit. p168ss.

[14]Op. cit.p.170.

[15]Bracco V., cit.p.117.

[16]Nella Zona Alano, sita nel Comune di Castellabate, sussiste il nome Alberigo “Al” Al(ano) Berigo nome del Re.

[17]Cfr. Amato A.R., Il Paese delle Sirene cit. p.217.

[18]Guzzo A., cit.p171.

[19] Vedi I Capitolo - Sotto i nostri piedi-

[20]Bracco V., cit. p.117.

 

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