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Storie e
cultura del Cilento - "Il Cilento Antico"
di Angelo Raffaele
Amato
Capitolo III i Porti
Moio della Civitella
Lasciata Velia, raggiungiamo la frazione di Pèllare del Comune di Moio, prendendo la via che, di innesto, passa per Ceraso, San Biase (il paese dell’Antonini[1]) e tocca Vallo della Lucania; è un percorso che dà un’idea dello sviluppo del Cilento tra frange collinari di ulivi e vigneti e altre fasce boschive e della disseminazione dei suoi piccoli abitati - una miriade, nell’insieme -, in mezzo ai quali spicca, una vera cittadina, Vallo. Da questa poi si raggiunge Pellare e, poi Civitella. Vi sono mura greche di ottima squadratura, delle quali rimangono ancora in sede da due a quattro filari di blocchi sovrapposti, in qualche punto anche cinque o sei, fuori della cui linea sono sparsi sul terreno, come rigettati da uno o più sussulti più che caduti per cedimento, molti massi in origine issati sugli altri. A Civitella ritroviamo il secondo arco greco in terra di Magna Grecia, e a così breve distanza dalla famosa Porta Rosa di Velia, che aveva in questa fortificazione, in questo frurion, uno dei più validi presidi , che ne garantissero l’esistenza e la sovranità sul territorio occupato dai Focei. Quando le mura furono costruite, incombeva la minaccia dei Lucani che si spingevano verso il mare. Ma è evidente che il centro contava poco per se stesso e molto o tutto come chiave di un sistema difensivo circuente Velia, le sue divinità, i suoi abitanti e i suoi porti[2]. Con queste fortificazioni, costruite per difendersi dai Posidoniati prima e dai Lucani dopo, Uele stabilì lungo i crinali delle alture alla destra del fiume Alento un sistema di avvistamento e di controllo vario, il cui apice era costituito da un nucleo fortificato sulla sommità dell’attuale Monte della Stella collegato con la torre quadrata, di cui ritroviamo i resti, in località S.Maria a Parete, presso Punta della Carpinia, in territorio di Perdifumo[3]. E’ da considerare poi, che il legname, delle boscose pendici, del territorio circoscritto, era riserva di cantiere per un popolo di navigatori come quello uelete, così che bisognava proteggerne l’approvvigionamento. Per quanto tempo sia stato in vita il frurion di Civitella, non sappiamo, né quale fosse il suo nome. I ritrovamenti consistono in : cocci, un’epigrafe di Vespasiano, una moneta di Costantino. La Civitella si ridusse forse, ad un piccolo villaggio a causa dei Lucani, che si spinsero verso il mare, e dei romani che nell’88 a.C., trasformarono Uele, che divenne Velia, in “ Municipio romano”; oppure perché la popolazione dell’entroterra preferì portarsi sulla costa[4]. |
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