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Storie e cultura del Cilento - "Il Cilento Antico" di Angelo Raffaele Amato

Capitolo I   Mondo greco e romano 

L’esodo - Le donne e i riti orfici - I riti dionisiaci  - Le superstizioni  -  La saggezza  -  L’aldilà  -  La cultura
Agonismogiocosvaghi  -  Il lavoro e la casa  -  La schiavitù  -  La nutrizione  -  La medicina  -  Uele e la Scuola Uelete
Sotto i nostri piedi Il Tesoro di Alarico


Capitolo II
  Città piccole e grandi
Moio della Civitella -Palinuro - Molpa - Roccagloriosa -Scario - Pixute (Buxentus) - Sapri - Posidonia (Paestum) - Agropoli - Trezene - Vatolla - Erculam o Erculia - Leucosia (Licosa) - Petilia - S.Maria delle Valletelle
Capitolo III i Porti
 - Porto di Paestum - Porto di S.Marco di Castellabate  -  Porto del Fico (Pioppi)  -  Porto di Palinuro
Leggende: Ermigarda la bella Araba del Tresino

 

.     La medicina

 

La medicina scientifica greca è legata all’emergere, come diremo più innanzi, di alcune grandi personalità: da Alcmeone di Crotone, che nel VI-V secolo a.C., esegue le prime sezioni anatomiche e definisce la legge della vita nell’armonia delle parti che compongono l’organismo, fino al più grande di tutti i medici dell’antichità, quell’ Ippocrate di Cos che un secolo dopo fonda lo studio clinico del malato e afferma i principi basilari dell’igiene[1].

Di tutte le opere di Ippocrate[2], gli Aforismi hanno goduto di maggiore fortuna. Essi sono in assoluto l’opera medica che ha avuto più edizioni e più commenti. <<Fino al principio dell’Ottocento - ha scritto Vegetti - gli aforismi erano considerati la “Bibbia del medico”>>.Secondo la tradizione Ippocrate avrebbe scritto quest’opera nella sua età più avanzata; essa quindi, è  stata vista come il precipitato della sua esperienza e delle sue riflessioni[3]

Suo è il celebre <<giuramento>>, uno dei testi fondamentali della scienza e della morale antica:  ”Giuro,per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Danacea e per tutti gli Di e le Dee, chiamandoli a testimoni, che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto.

Terrò chi mi ha insegnato quest’arte in conto di genitore e dividerò con Lui tutti i miei beni, e se avrà bisogno lo metterò a parte dei miei averi in cambio del debito contratto con Lui, e considererò i suoi figli come fratelli, e insegnerò loro quest’arte se vorranno apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti. Metterò a parte dei precetti e degli insegnamenti orali e di tutto ciò che ho appreso i miei figli e i figli del mio maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento medico e nessun altro.Sceglierò il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa.

Non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un’iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l’aborto. Conserverò pia e pura la mia vita e la mia arte.

Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è esperto di questa pratica. In tutte le case che visiterò entrerò, per il bene dei malati, astenendomi da ogni offesa e da ogni danno volontario, e soprattutto da atti sessuali sul corpo delle donne e degli uomini, sia liberi che schiavi. Tutto ciò che io vedrò e ascolterò nell’esercizio della mia professione, o anche al di fuori della professione nei miei contatti con gli uomini, e che non dev’essere riferito ad altri, lo tacerò considerando la cosa segreta.

Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della vita e dell’arte, stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario”.[4]

Il <<giuramento>> di Ippocrate è certo più importante della sua dottrina, basata peraltro su principi che, per l’epoca, a cui appartengono, hanno il pregio dell’intento scientifico: la salute dipende dall’equilibrio di quattro <<umori>>, coordinati dal <<peuma>>, cioè lo <<spirito vitale>>.

Meglio Aristotele approfondisce l’anatomia e lo studio delle funzioni , specialmente quella generativa.

Infine ad Alessandria si forma la più celebre scuola medica dell’antichità, che raggiunge cospicui risultati nell’autopsia, nello studio del sangue, nell’analisi dei veleni e degli antidoti.

Il dio della medicina è Asclepio (Esculapio); la sua rappresentazione è singolarmente analoga a quella di Zeus, da cui dunque sembra desunta, anche se subito s’integra con le caratteristiche del corto bastone e del serpente che vi s’attorciglia .

Quando raggiunge Roma, la medicina incontra non poca diffidenza. Sia pure al livello del paradosso, ne dà un chiaro esempio Marziale, raccontando da par suo quel che gli accade quando decide di far ricorso a un medico.

Questi si presenta con un codazzo di assistenti, più o meno come capita nei nostri ospedali quando il primario fa il giro delle visite.

Ascoltiamo il racconto:

<<Ero indisposto. Ed ecco che tu, Simmaco, sei venuto a visitarmi con un seguito di cento discepoli. Mi hanno toccato cento mani, gelide di tramontana. Prima non avevo la febbre. Simmaco: ora ce l’ho >>[5] .

Il famoso naturalista Plinio il Vecchio, morto nel 79 d.C.,  durante l’eruzione del Vesuvio, accenna ad un bambino a cui fu imposto il nome di Cesare perché nato attraverso il taglio dell’utero materno, cioè per intervento cesareo (da “caesum”, tagliato). 

In quasi tutte le case è il padre di famiglia che prepara le medicine per  tutti, schiavi, compresi, anche perché non ha molta considerazione dei dottori[6].

Come si vede, la scarsa fiducia nei medici, che è una specie di luogo comune in molte persone e famiglie del nostro tempo, ha radici lontane.

La farmacia, intesa come scienza della ricerca, della preparazione, della distribuzione e dell’uso dei medicamenti sotto il controllo di appositi organi dello Stato, o comunque di enti pubblici di sorveglianza, è un fatto esclusivamente moderno e limitato ad alcune regioni del mondo contemporaneo.

Il medico praticava la ricerca e metteva teoricamente a punto la composizione del medicamento.

Egli partiva, ovviamente, da una serie di sostanze semplici che potevano essere di natura vegetale - la maggioranza - animale o minerale[7] .

La base della farmacia professionale romana fu senz’altro il sapere greco .

Nel II secolo d.C., Galeno (138-201) che fu un enciclopedico non solo della medicina in generale, ma anche della farmacologia, compie ricerche memorabili e formula principi diagnostici e terapeutici in parte validi ancora.

Serva da esempio, per la sua vivace attualità, l’operetta dedicata alla dieta dimagrante , che così comincia:

<<La maggior parte delle malattie croniche richiede una dieta dimagrante, tanto che spesso con questo solo rimedio esse si risolvono senza necessità di alcuna medicina.

Occorre dunque dare una definizione esatta di tale dieta: infatti, nei casi in cui si può ottenere il risultato con la sola dieta, è meglio astenersi dalle medicine.

So che in pochi casi di nefrite e di artrite, che non rivelano ancora concrezioni calcaree nelle articolazioni, alcune cessarono completamente con la dieta e altre si ridussero.

So anche che non pochi, colti continuamente da dispnea, hanno ottenuto un tale giovamento da ristabilire del tutto o da ridurre il disturbo al minimo per molto tempo.

Inoltre la dieta dimagrante decongestiona l’ingrossamento della milza e l’indurimento del fegato; anche le epilessie piccole e allo stato iniziale guariscono completamente, mentre quelle croniche e latenti ne traggono non poco giovamento>>[8].

Galeno trascorre gran parte della sua vita in viaggio, alla continua ricerca di sostanze medicinali naturali: è difficile, quindi, dire come e quando sia riuscito a scrivere i circa 400 libri che gli si attribuiscono (dei quali solo 83 sono giunti sino a noi)[9] .

Egli, nei suoi trattati, consiglia di evitare la carne di maiale, i formaggi, largheggiare con aglio, cipolle, porri, cavoli e prezzemolo e aggiunge: “Ricordati che il miglior medico è la natura, guarisce i due terzi delle malattie e non parla male dei colleghi”[10].

Quando cade l’impero romano ed  inizia il Medioevo, è opinione comune che la medicina, come molte altre scienze, entri in una fase di profonda decadenza. In realtà ciò è vero solo in parte.

Il Cristianesimo, raccomandando la carità e la cura del prossimo, dà avvio alla medicina sociale con l’istituzione di  luoghi di ricovero.

Nei monasteri fiorisce lo studio delle piante medicinali.

Intorno al Mille infine, grazie alla celebre Scuola Medica Salernitana[11],  riprende vigore tale scienza.

E’ di quest’epoca infatti, l’istituzione della farmacia .


 

 

[1] Cfr. Moscati S., cit.p.316.

[2] Il  Corpus Hippocraticum è, infatti, costituito da circa settanta opere, tutte centrate su molteplici tematiche mediche: dalla chirurgia alla ginecologia, dall’anatomia all’eziologia.- Ippocrate nacque a Cos intorno al 460 a.C. e morì, a tarda età, a larissa in Tessaglia intorno al 370 a.C. -  IPPOCRATE, Aforismi e Giuramento - Newton Compton editori s.r.l. Prima edizione: gennaio 1994 p.9.

[3] Gli Aforismi sono un’opera che raccoglie oltre quattrocento sentenze di medicina generale, sentenze che Galeno divise in sette sezioni. Di queste le prime sono le sezioni più importanti, quelle più vicine alla dottrina ippocratica. L’aforisma in assoluto più celebre è il primo: <<La vita è breve, l’arte è lunga, l’occasione è fugace, l’esperienza è fallace, il giudizio è difficile. Bisogna che non solo il medico sia pronto a fare da sé le cose che debbono essere fatte, ma anche il malato, gli astanti, le cose esterne>> Ibidem.

[4] Ippocrate, Giuramento, In Bollettino - Ordine dei Medici anno 68 Nuova seri N. 1 Gennaio 1998.pag. 2.

[5] Marziale,5,9. In Moscati S. cit.

[6]Cfr. Biagi E., Storia di Roma ecc. cit. p.139.

[7] Capasso L. - I Romani in Farmacia - in Archeo I.G.D.A. n°57 1989.

[8] Galeno, Dieta dimagrante, 1,1-2. In Moscati S. cit. p.322.

[9] Capasso L., cit. p.98

[10]Biagi E., Storia di Roma ecc., cit.p.139ss

[11] Alcuni dei versi più importanti del -Flos Medicinae Scholae Salerni - sono riportati da Amato A.R., Il Paese delle Sirene cit. p.138ss