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Storie e cultura del Cilento - "Il Cilento Antico" di Angelo Raffaele Amato Capitolo I Mondo greco e romano
L’esodo -
Le
donne e i riti orfici - I riti dionisiaci -
Le superstizioni
- La saggezza -
L’aldilà - La cultura
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. I riti Dionisiaci
A partire dal VI secolo a.C., Dioniso (Bacco), dio del vino, e Demetra ( Cerere), dea dei raccolti, acquistano un’enorme importanza. Queste divinità collegate all’agricoltura con la coltivazione della terra furono molto venerate; il crescere della loro importanza fu direttamente collegato all’aumento del consumo dei prodotti agricoli. I culti di Demetra e Dioniso, prima modesti e confinati alle campagne, trovarono seguaci circoscritti anche in zone non rurali. Anche coloro che, direttamente o indirettamente, erano interessati al commercio ed al consumo dei prodotti li adoravano e supplicavano Dioniso e Demetra. Con lo scorrere del tempo, queste divinità legate al ciclo delle stagioni e dei raccolti, al seme che sepolto in autunno germinava miracolosamente col calore vitale della madre terra in primavera, finirono con l’essere collegati anche ai miti della morte e resurrezione dell’uomo. Sempre nel VI secolo a.C., Pisistrato favorì il culto di Dioniso, caro alle popolazioni rurali, ed istituì le grandi feste dionisiache cittadine, le Antesterie, feste primaverili ,che salutavano la rinascita della natura dopo il sonno invernale. Alla natura erano anche collegati i riti fallici. Infatti Dioniso non fu soltanto il dio del vino e della vegetazione ma anche il dio dell’ebbrezza orgiastica. Le sfilate a soggetto dionisiaco, che venivano inscenate nel corso di queste manifestazioni, vedevano il popolo immedesimarsi in personaggi caratteristici. Questi cortei con il loro stuolo di menadi scatenate e di satiri folli di piacere, veri e propri carnevali con maschere e carri, rivivono in mille rappresentazioni sui crateri e sulle coppe in cui si beveva il vino sacro e sui bassorilievi che adornavano i santuari dedicati a Dioniso[1]. Per i Greci, il reimmergersi in una forma esistenziale caotica significava l’annientamento, nel senso fisico del termine, di tutti i “peccati” dell’anno, di ciò che il tempo aveva insozzato, deteriorato... In questo modo simbolico l’essere umano diveniva contemporaneo della cosmogonia, assisteva e partecipava alla creazione del mondo. Il carnevale ha tenuto viva sino ad oggi tale consuetudine[2]. Il culto di Dioniso confluì poi nell’orfismo e nei riti misterici e alle sue feste è collegata l’origine delle rappresentazioni drammatiche e del dramma satiresco. I misteri di Dioniso penetrarono in Italia nel II secolo a.C., col loro carattere orgiastico; il Senato romano proibì nel 186 a.C., i Baccanali, ma la religione misterica fu sempre tenuta in gran conto fino all’età imperiale[3] . La diffusione del cristianesimo fu lenta nei primi due secoli e limitata a pochi nuclei sparsi di perseguitati. Infatti, la predicazione di Gesù Cristo, intrapresa dagli Apostoli e dai loro successori in tutto il mondo, trovò è vero, larghe schiere di seguaci, ma suscitò anche violente opposizioni. I governanti poi, sospettavano di questa gente, che non prestava ossequio alle divinità dello Stato[4], che non prendeva parte a certe pubbliche cerimonie e che cresceva continuamente di numero. Oltre agli atroci castighi che Nerone[5] inflisse ai Cristiani, supposti autori dell’incendio di Roma, altri imperatori e governanti di province processarono e condannarono i Cristiani anche a morte, perché pericolosi per l’ordine pubblico. Le più feroci persecuzioni furono le ultime, ordinate da Traiamo Decio (249-251) e da Diocleziano (284-305): molti Cristiani, che non vollero rinunciare alla loro fede, furono uccisi fra i tormenti. E il sangue da loro generosamente versato fu seme fecondo di sempre nuovi Cristiani. Dopo l’editto di Costantino[6]e il concilio di Nicea (anno 325) che condannò i dissidenti Ariani, il Cristianesimo divenne religione dell’Impero, verso l’anno 400 era ormai diffuso in tutte le sue parti. Dovunque rimanevano ancora numerosi pagani, ma non vi era provincia senza Vescovo. “ Il cristianesimo proclama gli eterni valori della giustizia e della moralità, riporta l’umanità alle finalità eterne, dove la giustizia superiore, la verità e l’ordine saranno finalmente ristabiliti, dopo i capovolgimenti dovuti alle manchevolezze , malvolenze e sopraffazioni umane” [7]. Siamo tuttavia ormai vicini al tempo in cui alle divinizzazioni imperiali si sostituiranno altre consacrazioni, quelle dei santi martiri cristiani, pur nelle precipue grandi differenze concettuali e liturgiche[8].[1] Cfr. Archeo - I.G.D.A. n°44 - 1988, p.56ss. Si veda anche Victor Duruy , Il Mondo dei Greci - Fratelli Melita Editori - Edizioni Minerva S.A., Ginevra 1987 pp.51-52. [2] Hern G., I Bizantini - Garzanti Editore S.p.A. 1985 p.78. [3] Cfr. TUTTO - I.G.D.A. [4] L’Olimpo romano è costituito da dodici deità principali, in sott’ordine alle quali seguono molte altre divise in parecchie categorie gerarchiche, le quali scendono gradatamente fino agli eroi, e a personaggi della leggenda che stanno librati fra cielo e terra. Cfr. Gnecchi F., I tipi Monetari di Roma Imperiale - Ulrico Hoepli , Mi 1907. [5] Lucio Domizio Enobardo, per la storia Nerone (37-68 d.C.), morto da <<artista>>, ma di pugnale, non ha avuto, come si suol dire , <<buona stampa>> presso storici e cronisti contemporanei e posteriori. Chi ha visto in lui un <<mostro>> malvagità e perversione; chi, come i cristiani, l’Anticristo, il demonio fatto persona. Lo storico Eugen Cizek, che di Nerone e dei suoi tempi è il massimo esperto mondiale vivente, si attiene ai documenti e ai fatti, sottilmente analizzati. Rifugge insomma, con obiettiva serietà di studioso, dalla demonizzazione e dalla esaltazione di un personaggio ambiguo e complesso, per connotarlo <<come è stato veramente>>.Vedi La Roma di Nerone Garzanti Editore s.p.a. 1984. [6] Nato e cresciuto tra i soldati, Costantino fu un audace e fortunato generale. Prima della battaglia con Massenzio, si disse che vedesse una Croce luminosa con la scritta: con questo segno vincerai. Pose allora la Croce sugli scudi dei suoi soldati e sullo stendardo imperiale e con un piccolo esercito sbaragliò completamente le truppe di Massenzio, il quale fuggendo, annegò nel Tevere. Dopo di ciò promulgò a Milano un editto, col quale si abolivano le precedenti leggi contro il Cristianesimo. Cfr. Religione Storia e Geografia A XVI p. 145ss. [7] Taurisano I, San Tommaso D’Aquino UTET. 1941 p.58 [8] Cfr. Pini P. - Un Aspetto Della Religione Nel Mondo Romano - in Panorama Numismatico n°50 1992 p.25.
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