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Storie e cultura del Cilento - "Il Cilento Antico" di Angelo Raffaele Amato
Capitolo II
  Città piccole e grandi
 

Moio della Civitella -Palinuro - Molpa - Roccagloriosa -Scario - Pixute (Buxentus) - Sapri - Posidonia (Paestum) - Agropoli - Trezene - Vatolla - Erculam o Erculia - Leucosia (Licosa) - Petilia - S.Maria delle Valletelle

Capitolo III i Porti
 - Porto di Paestum - Porto di S.Marco di Castellabate  -  Porto del Fico (Pioppi)  -  Porto di Palinuro

 

Agropoli 

Gli elementi originari della sua etimologia non sono ager e polis (città dell’agro) ma acros e polis <<città alta>> che è un significato molto diverso da quello di <<città di campagna>>.

I primi a scrivere Acropoli con la g pare fossero il Volpi (Cronologia di vescovi pestani) e il Gatta. (autore di certe sue Memorie sulla Lucania).

L’Antonini era dell’opinione che quella grafia (Agropoli) dovesse ritenersi arbitraria e erronea.

Recenti scoperte proverebbero che Agropoli, come è stato supposto in passato[1], è più antica di Paestum.

Con molta probabilità, i Greci, prima della fondazione della vicina Posidonia, innalzarono sul promontorio di Agropoli, che chiamarono PETRA, un tempio dedicato ad Artemide (Diana)[2], dea della caccia la quale, da un’altezza di oltre 55 metri, dominava la vicina baia, sulla quale si apriva alla foce del fiume Testene, utilizzata dai Greci per i loro traffici[3].

La supposizione nasce da un saggio di scavi che ha evidenziato, intorno al castello, un insediamento risalente al VI secolo a.C.

Le scoperte operate nella vicina baia di Trentova dal Gruppo archeologico agropolese, consistenti in vari reperti (tra cui figura un’anfora del tipo cosiddetto “etrusco”[4]), esposti nell’Antiquarium comunale di Agropoli darebbero la sensazione che “l’atto di nascita” di Agropoli precederebbe quello di Posidonia (Paestum).

Pietro Comite scrive che Agropoli non può essere certamente estranea,  agli insediamenti della Magna Grecia nella fascia di litorale a sud del Sele e la scoperta di terrecotte architettoniche di decorazioni templari per un tempio certamente esistito nella zona circostante il castello saraceno, resta lampante conferma delle più diverse supposizioni[5].

L’ipotesi è suffragata dal ritrovamento di una Hydria, firmata dal grande maestro Assteas, in località Moio di Agropoli, conservata nel Museo Nazionale di Paestum[6], e dai tanti reperti, ritrovati nel resto del comprensorio, mediante saggi di scavo condotti dalla Soprintendenza, quali il sarcofago di marmo, decorato con motivi ornamentali, da una scena di significato funerario e completato da coperchio, a sua volta ornato da eroti volanti.

Il pezzo si colloca tra il II ed il III sec. d.C. e dimostra il grado di ricchezza raggiunto da qualcuno degli abitanti del luogo.[7]

Ad oriente del promontorio ed a destra del Testene, si sviluppò un borgo marittimo erroneamente[8] identificato come ERCULIA[9], che fiorì come è stato accertato, tra il I sec. a.C., ed il V sec. d.C.

Le sue rovine furono utilizzate come sepolcreto ancora nei secoli VI e VII, dopo che gli abitanti si furono trasferiti sul promontorio che da allora si disse Agropoli[10].

Alcuni scrittori ritengono che la fondazione di Agropoli risalga alla metà del sesto secolo dopo Cristo, allorché i greci bizantini guidati da Belisario occuparono la Lucania.

Non è facile stabilire quando siano state costruite le mura e le torri quadrate che le rafforzano e che tuttora restano in piedi in quel punto, risparmiate dalla violenza delle incursioni barbaresche e dal piccone demolitore della civiltà; ma è certo che il castello posto in posizione amenissima sulla sommità del promontorio, esisteva già nel periodo normanno, e normanna è la porta tuttora esistente, della cinta muraria.

Evidentemente il castello subì in tempi diversi dei rifacimenti e dei restauri anche radicali, l’ultimo dei quali potrebbe essere rappresentato dal portale d’ingresso, ai cui lati si vedono tuttavia le fenditure nelle quali si venivano ad incastrare le ali del ponte levatoio quando questo si alzava[11].


 

[1]”Non mancano coloro che opinano che la fondazione di questa città (Agropoli- NdA) fosse antica quanto Pesto; anzi si arriva ad affacciare l’ardita ipotesi che esso fosse <<l’acropoli>> di Pesto, estendendosi questa città fino a quella sponda”. in Visconti P., cit. p.148. - L’insigne archeologa Zancani Montuoro, non ritenendo che il Poseidon acron corrisponda all’odierna Punta Licosa perché indicato come acroterion ton Surenusson, crede di poter localizzare il tempio sul promontorio di Agropoli. - infatti, nè è improbabile che i Posidoniati avessero provveduto ad innalzare dove è il castello, nella zona più elevata di Agropoli, un santuario dedicato al dio del mare, forse unitamente ad una stazione militare di avvistamento e di difesa, che le recenti testimonianze archeologiche hanno identificato come un tempio dedicato ad Artemide, la suggestiva ipotesi era fondata sulla derivazione classica del nome “Agropoli” da akpov, attestato, secondo la Zancani Montuoro, fin dal IV secolo a.C.- In un bollettino archeologico, degli anni ‘50, in possesso del sottoscritto, si legge:”Fig.1 - Acropoli. Sulla naturale acropoli, sotto il diruto castello, sono, forse, i resti del Poseidon di Paestum”.

[2] La divinità venerata nel santuario di Agropoli non è stata ancora individuata con certezza giacché le testine di Atena provengono da strati sconvolti e si riferiscono ad un momento tardo dello stesso santuario, che potrebbe aver accolto più divinità del pantheon greco. Sussistono pertanto due tesi: che la divinità fosse Artemide, secondo la specifica interpretazione di una fonte storica (Diodoro Siculo) o che sul promontorio sorgesse il tempio di Poseidone, erroneamente identificato, a Paestum , con quello di Hera, assente nell’area urbana di Poseidonia. Cfr. Arcuri F., in Storia delle Terre ecc. cit. p.564.

[3]Cfr. Storia delle Terre ecc. cit.p.640.

[4]Nel 1983, Bruno d’Agostino ha identificato in Pontecagnano un porto etrusco in fiorente attività nel IX e VIII secolo a.C., con frequenti contatti marittimi con i centri dell’Etruria costiera. Ricerche eseguite (anno 1983) nel sottosuolo di Pompei da Maria Bonghi Jovino hanno portato alla luce materiali etruschi della seconda metà del VII secolo a.C., da un’area considerata anche per altri fattori il <<centro storico>> della città.- Cfr. il MATTINO del 17 Giugno 1983.

[5] Cfr.Il MATTINO del 7 Maggio 1983.

[6] Cfr. Napoli M., Paestum - I Documentari -Istituto . Geografico. De Agostini No 1970  edizione Inglese 1976  p.61.

[7] Cfr. Arcuri F., cit. p.565.

[8]Vedi appresso - ERCULAM o ERCULIA.

[9]I reperti archeologici sono conservati nell’Antiquarium Comunale di Agropoli. Cfr. Storia delle Terre ecc. cit.p.681

[10]Ivi pp. 641 e 681.Si veda anche Cantalupo P., in Annali cilentani anno V n°1, p.60ss

[11]Cfr. Visconti P., cit. p148ss

 

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